Traballa da solo
Sull’esecutivo piovono tegole da tutte le parti, anche indipendentemente dalla diaspora del centrodestra. La campagna giornalistica, spregiudicata ma non priva di charme retorico, contro Annamaria Cancellieri sembra in grado di riaprire un caso politico che Enrico Letta aveva un po’ frettolosamente considerato concluso: forse ritenendo di avere ancora alle spalle la stessa forza di coesione che sorresse il governo nel caso Shalabayeva.
18 AGO 20

Sull’esecutivo piovono tegole da tutte le parti, anche indipendentemente dalla diaspora del centrodestra. La campagna giornalistica, spregiudicata ma non priva di charme retorico, contro Annamaria Cancellieri sembra in grado di riaprire un caso politico che Enrico Letta aveva un po’ frettolosamente considerato concluso: forse ritenendo di avere ancora alle spalle la stessa forza di coesione che sorresse il governo nel caso Shalabayeva. Nella battaglia interna al Pd, pare che lo scalpo della titolare del ministero della Giustizia abbia un certo valore propagandistico, e questo porta gli sfidanti minori a provocare Matteo Renzi, chiedendogli di rompere clamorosamente la disciplina di partito su questo tema. Dall’altra parte, anche su quello che Letta continua a considerare il suo punto di forza, la politica economica, si addensano nuvole e piovono schiaffoni. Al di là di ogni giudizio sulle autorità europee e le loro interpretazioni rigoriste, cui fanno da contraltare le proteste dei sindacati, le spiegazioni biascicate dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per il quale era “tutto previsto e tutto calcolato” sfiorano il ridicolo. Le difficoltà parlamentari nell’approvazione della Legge di stabilità, in questa situazione, sembrano passare dalla fisiologia della contrapposizione di interessi parziali alla patologia di una sfiducia generale nella capacità dell’esecutivo di tener ferma la barra. E basta vedere come le poste dell’iniziativa fiscale siano cambiate più volte nel giro di poche settimane per dedurre che resta ancora un’area di incertezza colossale, che naturalmente non riguarda solo l’economia ma la credibilità complessiva dell’esecutivo.